|
Se
è d’obbligo per chi esercita la consulenza come professione,
l’approccio consulenziale si dimostra sempre più necessario
anche all’interno delle imprese come metodo di lavoro. Le abilità
consulenziali stanno diventando essenziali per svolgere bene la propria
professione in azienda.
L’organizzazione orientata ai processi ha fatto emergere l’importanza
di lavorare per progetti, di far valere la leadership più che il
potere gerarchico-funzionale e di cercare la soddisfazione del cliente,
anche quando si tratta di un cliente interno all’impresa.
Si parla sempre più spesso di vendita consultiva, di ruoli di staff
interpretati con taglio consulenziale, di ruolo del capo come leader che
si accredita presso le risorse da coordinare.
• Il consulente interno: ruolo, tecniche, strumenti
• Il processo di consulenza: fasi e abilità
• Come scegliere e utilizzare i consulenti
• Approccio consulenziale: dalla vendita di prodotti alla consulenza
sui problemi
Documentazione = L’uomo
a sei dimensioni: il consulente d’impresa

|
|
L'offerta
di consulenza è ampia, orientarsi è difficile; tuttavia
alcune regole di comportamento possono contribuire a evitare spiacevoli
sorprese.
- Elencate
gli elementi sintomatici che vi fanno pensare che c'è un problema.
- Cercate
di definire che tipo di aiuto vorreste ottenere dal consulente.
- Selezionate
una rosa di alternative, senza limitarvi alla prima segnalazione da
parte di un collega: potrebbe essere ottima in sé, ma inadatta
al vostro caso.
- Valutate
attentamente le referenze del consulente: ogni anno nascono centinaia
di studi di consulenza, pochi superano i cinque anni, pochissimi hanno
almeno dieci anni: un motivo ci sarà!
- Non chiedete
al consulente "quanti siete?". Le dimensioni non sono un indicatore
di qualità. La prestazione di una squadra composta ad hoc per
un progetto è mediamente migliore di quella di un organico di
risorse da saturare.
- La buona
consulenza ha costi elevati. Per offrire una buona qualità, il
consulente sostiene sensibili spese di aggiornamento professionale.
Diffidate dalle proposte troppo economiche, sono standardizzate o nascondono
secondi fini.
- Esigete
che il consulente sia impegnato al rispetto di un codice di etica professionale.
- Presentate
sintomi e bisogni al consulente e prestate ascolto alla sua reazione,
che può aiutarvi a definire meglio o ridefinire il problema.
- Fidatevi
un po' anche del vostro intuito: un buon consulente deve essere empatico
con voi; se deve diventare un collaboratore, dovrà essere un
partner gradevole.
- Discutete
l'offerta e formulate un'accordo scritto.
- Se avete
dedicato molta cura nella scelta, analizzando i particolari, adesso
date fiducia! Insomma, gli avete già fatto l'esame del sangue,
adesso lasciate lavorare il consulente con il suo stile e i suoi modi.
Discuterete i risultati.
- Aspettatevi
che il consulente sia spesso in disaccordo con voi. Preoccupatevi se
accade che sia troppo condiscendente. La dialettica vivace è
preziosa, purché si giunga ad una sintesi operativa concordata.
- L'incarico
di consulenza è un progetto a termine. Prima o poi si deve concludere.
Se il consulente vi è piaciuto, tenete acceso un lumicino per
gestire la continuità della relazione e avere il suo contributo
ancora nel futuro.
Abbiamo fatto 13 ... e dopo tutte queste precauzioni, il resto è
vita! Un contratto professionale è basato sulla fiducia e sulla
lealtà. La sua regolazione avviene essenzialmente tramite la relazione
personale tra committente e consulente.
Buon lavoro!
Claudio Antonelli
Partner MAST
|